Storia e curiosità di Barile

Storia e curiosità di Barile

Barile è un piccolo comune della Basilicata, in provincia di Potenza, di circa 2872 abitanti e sorge a 664 m s.l.m su due colline tufacee separate da un burrone, nella parte nord della provincia, e si adagia sulle pendici del Monte Vulture. E’ un paese di origine Albanese, infatti conserva ancora le tradizioni etno-linguistiche arbereshe. L’origine del nome del paese deriva da Barrale o Barrelium, dazi imposti sulle greggi anticamente; secondo un’altra teoria il nome potrebbe essere anche un riferimento al suo stemma, che illustra un barile fra due alberi d’abete e un grappolo d’uva, a testimonianza della produzione di vino. Barile fu popolata da una colonia di greci in passato, in seguito essi abbandonarono il luogo. Il paese esisteva già nel XII secolo, cm’è testimoniato da un antico documento firmato da Papa Eugenio III. Dal XIV al XVII secolo il casale  crebbe a seguito dell’immigrazione di quattro colonie di greci-albanesi, che portarono con sé i loro usi, cultura e il rito bizantino. Dopo la caduta di Scutari nel 1477 e la caduta di Corone nel 1532, la regione del Vulture fu popolata da ondate di gruppi albanesi in fuga dalle invasioni turche. La prima colonia greco albanese, detti “Arbereshe”, arrivò nella zona nel 1477 e fu soprannominata come “colonia di Clefti”. La seconda colonia, “Coronei”, arrivò intorno al 1534; la terza era composta da famiglie di Coronei provenienti da Melfi, stabilitesi a Barile dopo alcune ostilità col Vescovo e la popolazione; infine la quarta colonia arrivò nel 1675, quella dei “Mainotti”, così chiamati perché provenienti da Laconia e da Maina. Il territorio fu poi feudo della famiglia Caracciolo-Torella e dopo dei Carafa; ancora oggi nella parte antica dell’abitato, “Ta Sheshi”, vi sono strade come via Scutariani, via Coronei, via Maina e vico Chiucchiari, cos’ denominati per ricordare i luoghi natali degli Albanesi che ripopolarono il casale di Barile.

Le prime abitazioni delle colonie albanesi  erano localizzate allo “Sheshe”, ovvero la piazza, il centro primordiale delle relazioni sociali. Era un massiccio collinare caratterizzate da una miriade di grotte scavate nel tufo e poi adibite a depositi per la conservazione del vino.

A valorizzare lo scenario dello Sheshe fu il regista e scrittore Pier Paolo Pasolini il quale, nel 1964, girò alcune scene del film “Il Vangelo secondo Matteo” sullo sfondo naturale delle cantine e, particolarmente, in quelle grotte scavate nel tufo, ispirato dall’aspetto geofisico del paesaggio lucano e di Barile in particolare, simile per alcuni aspetti a quello della Palestina. Pasolini a Barile ambientò le scene della Natività, l’adorazione dei Re Magi, la fuga della Sacra Famiglia in Egitto e la Strage degli Innocenti.

Tra le più significative tradizioni popolari di Barile, la più importante si svolge nel periodo pasquale: la Sacra Rappresentazione della Via Crucis del Venerdì Santo,  con le sue caratteristiche scene e i suoi costumi tipici. Suddivisi in 25 gruppi, coinvolge circa 117 figuranti, tra adulti, giovani e bambini. Tutto il paese rivive la sua vicenda umana e religiosa con orgoglio e passione. Le origini della tradizione risalgono probabilmente al 1600.

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